Curiosità

E' vero che Il Nome della Rosa è stato girato alla Sacra? Quante volte ci è stato chiesto da qualche visitatore che, con il naso all'insù, cercava di scorgere la fine dello scalone dei morti e di capire cosa l'aspettava nella luce abbagliante oltre il varco del Portale dello Zodiaco. Questo è quello che scrive Umberto Eco in una lettera al Rettore dell'Abbazia datata il 20 febbraio 1995. "Caro Rettore ...

"Caro Rettore, i miei legami con la Sacra risalgono molto indietro nel tempo ... L'ultima volta l'avevo visitata col regista del Nome della Rosa che inizialmente pensava di girare là le scene principali. Poi l'idea è stata abbandonata perchè ho imparato che per un produttore cinematografico è meno dispendioso ricostruire un monastero vicino a una grande città che spsostare l'intera troupe per mesi sulle montagne" (dalla lettera di U.Eco al Rettore A.Salvatori, 20 febbraio 1995)

Nella realtà il regista Jean-Jacques Annaud girò il film in sedici settimane avvalendosi delle scenografie di Dante Ferretti elaborate in due diverse location: una collina presso Roma ed il monastero di Kloster Eberbach presso Francoforte in Germania. (link http://www.eberbachmonastery.de/). Il set, privo di riscaldamento, fu allestito invece presso gli studi di CineCittà, ed il regista per un maggior realismo costrinse a camminare scalzi gli attori per tutto il tempo delle riprese ed anche gli animali vennero fatti "rinsecchire" per un'immagine più consona ad un'epoca di crisi economica ed alimentare.

La fase di pre-produzione durò 5 anni, la sceneggiatura fu riscritta 15 volte ed il film, alla fine, costò 30 miliardi di Lire. Ogni singolo manoscritto della biblioteca ed ogni oggetto usato in scena è stato ricostruito in laboratorio da un perito antiquario che vi lavorò negli anni precedenti alle riprese.

Dante Ferretti rivela in un'intervista (http://www.sorrisi.com/sorrisi/diretta/art023001020036.jsp) che tra i segreti del suo lavoro c'è quello di volere che lo spettatore creda completamente a quello che vede. "Deve pensare: eccomi nella New York dell'800, o in un villaggio tibetano, o nell'antica Roma". Per questo usa materiali veri: vetro, legno, mattoni e raccolgie un'accurata documentazione storica sui luoghi e i periodi che deve ricostruire. Proprio per questo estremo realismo, appena uscito Il Nome della Rosa, gli capitò che un'agenzia turistica gli telefonasse per sapere in quale abbazia era stato girato il film. La risposta fu: "... è a Roma, in via Tiberina, ma sbrigatevi! La smontano domani! " Nella stessa intervista lo scenografo rivela anche che per l'interno della torre-libreria, con il suo labirinto di scale che confonde, cela, disorienta si è ispirato ai disegni di Escher.

L'abbazia di Kloster Eberbach venne fondata nel 1098 come benedettina cistercense e soppressa nel 1803 per volontà del principe di Nassau-Usingen. Diviene poi casa di "correzione", manicomio e casa di cura militare. Fu restaurata negli anni '30 del sec. XX e nel 1946 divenne di proprietà privata. Nel 1985 viene girato il film e l'anno dopo restaurata completamente. Dal 1998 è di proprietà di una Fondazione che ne cura l'apertura al pubblico e le attività culturali.

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