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Categoria: Cosa abbiamo scoperto
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Le fasi che appaiono più significative per l'impianto, la crescita e l'affermazione dell'abbazia benedettina di San Michele della Chiusa possono essere così riassunte:

  1. la fase preromanica e ottoniana;
  2. la fase protoromanica;
  3. la fase del maturo romanico;
  4. la fase del primo gotico;
  5. la fase del gotico maturo.

La fase del maturo romanico

La fase del maturo romanico è certamente la più affascinate della Sacra e coincide attendibilmente con la maggiore affermazione a livello religioso-culturale, ma anche, certamente, economico.
Esaminando la basilica, la quale si sospinge, rispetto alle fondazioni dell'edificio protoromanico rintracciate dal D'Andrade, ben più a oriente sopra il grandioso basamento, perfezionando forse anche l'orientamento, ci troviamo di fronte oggi a un'entità con tre grandi fasi in successione, frutto però, di un'aggregazione alquanto fortuita, che ha quale elemento unificante forse solamente i cicli decorativi pittorici di epoca più tarda.
Quanto realizzato alla Sacra nel corso del XII secolo non diventerà prototipo in area: né il Sepolcro dei monaci, né la basilica. Il discorso vale per il Sepolcro, ma per quest'ultima in particolare. La molteplicità dei modelli di riferimento per la soluzione planimetrica (ma forse con un punto fermo in rapporto ad Angoulerme o, meglio ancora, a Cahors) si compone nella complessità della sua articolazione planivolumetrica, determinata senza dubbio dall'eccezionalità della sua posizione, sul picco del colle. Vi possiamo notare convergenti esperienze di ambiti culturali diversi, che paiono riassumere le pluralità di relazioni culturali ed economiche, del resto tipiche di una grande istituzione mnostastica. Se la soluzione adottata per la formazione del piano su cui sviluppare la chiesa - il più in alto possibile - presenta singolarità specifiche, le quali attingono alla matura esperienza lombarda, il riferimento alla soluzione absidale con cappelle radiali, riconferma una particolare attenzione anche all'ambiente francese, ma ecco che per la globale soluzione strututrale e anche formale tornano in campo maestri "lombardi", specificatamente piacentini. Da differenti parti è stato proposto per la fase di avvio della nuova chiesa, e quindi per il basamento della Sacra, l'intervento di Niccolò, un ruolo architettonico pertanto, oltre a quello per i cicli decorativi scultorei e ciò sarebbe in linea con tutto un processo ormai ben chiarito da parte degli storici dell'arte, in rapporto alla superficie complessiva della chiesa abbaziale.
La potenza espressiva dell'impanto del cosidetto "basamento" alla Sacra è determinato da una pluralità di fattori: stratificazione di differenti fasi ed elementi naturali, finestrelle di absidiole affacciate tra le rocce e le campate occidentali, grandiosità di pilastrature, arcate e volte, poesia dell'immensa gradinata avvolgente, nella salita al diaframma pieno di luce, a meridione, costituito dal capolavoro plastico della porta dello Zodiaco che proprio Niccolò firma. Ma la sostanza è data dal fatto che questa poderosa macchina determina puntualmente gli spazi orientali della basilica superiore, dove il dispiegamento per concavità progressive delle pareti delle absidi maggiori e delle absidiole delle cappelle radiali, finisce per scaricare precisamente sulle masse del basamento tutto il peso proprio e quello delle volte del coro e dei semicatini.
Per comprendere il processo progettuale che porta a questa soluzione dobbiamo però tenere ben presente che anche in area l'esperienza tardo-romana poteva fornire degli esempi cospicui. A esempio, tra i modelli importanti documentati dagli studi del Verzone, ricordiamo a Vercelli la Santissima Trinità, struttura tardo-antica certamente presente agli artisti del medioevo con la sua pianta trilobata, forse innestata su un'esedra semicircolare proprio sullo schema di quanto verrà proposto per la Sacra.

Pino Carità, Architetto
Sabato 20 Maggio 1995