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Categoria: Cosa abbiamo vissuto
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Dopo Natale la cronaca della Sacra è tutta bianca, scritta fra una nevicata e l'altra. Neve a fitte scadenze, due tre volte la settimana: neve crostosa e neve a fiocchi, neve asciutta e neve bagnata, neve soffice e neve farinosa, neve ianuaria, neve februaria, neve marzia... speriamo che a Pasqua compaia una qualche colomba ambasciatrice di bel tempo.
La visita alla Sacra si fa quindi più rara, riservata ai più audaci.

I mezzi pubblici faticano a sgomberare la strada, che su alcuni tratti resta carica di neve ghiacciata: un percorso quasi proibitivo per lunghi giorni. C'è però chi non si arrende. Sono Tatiana e Chiara fedelissime al quotidiano lavoro: ogni giorno ci riprovano con tanta grinta in corpo e fede nel San Michele; si improvvisano così campionesse nel fuoristrada e soccorritrici provvidenziali. Sanno però che davanti a loro ci sono Bruno e Marcello, diventati spalatori d'eccezione, mentre il piccolo spartineve è costretto ogni giorno a bere litri di miscela.

Gli operai hanno tenuto testa anch'essi, e con fierezza, al duro inverno, più preoccupati però a faticare con il brutto tempo che con i delicati lavori di restauro delle Foresterie.
Puntuali tutte le domeniche i volontari del gruppo-guide. E che dire dei "giovani in preghiera" costretti, ogni Mercoledì sera, a mettere e togliere le catene? Soltanto un paio di volte i volontari della Biblioteca si sono dovuti arrendere di fornte alla salita della Mortera.

Padre Antonio cedette allora alla tentazione di rifugiarsi a Roma, sperando di vedere un po' di sole sotto il Cupolone; gli è andata proprio male: un grosso albero, da secoli in agguato lungo la Tuscolana, gli fece vedere tante stelle. Fu riportato alla Sacra alquanto sciancato, privo di macchina, ma con cinque costole divenute dieci.

Il cronista di turno

Estratto dell'articolo precedentemente pubblicato su Sacra Informa Aprile 1996 (Anno 4 n. 2 (8))