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Categoria: I misteri della Sacra
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Dell'antica biblioteca di San Michele restano attualmente solo pochi manoscritti ed alcuni frammenti: il suo fondo librario è andato disperso e difficoltosa sembra la sua ricerca perché, a giudicare da quelli rimasti, i codici clusini non portavano scritte di possesso e neanche sono rimasti conservati inventari antichi della biblioteca (il più antico di essi è del 1621, di un anno precedente la soppressione del monastero!)
La provenienza si desume da elementi interni, ovvero da riferimenti nelle parti scritte a fatti, riti liturgici, fonti letterarie tipicamente di San Michele.

Il XII secolo

Si sono ritrovati due codici completi della seconda metà del XII secolo, che è il periodo di massimo splendore del San Michele della Chiusa.
Si tratta di una parte del manoscritto Reg. lat. 173 della Biblioteca Vaticana, contenente tra l'altro il testo di una lettera di Pasquale II all'abate Ermengaudo, e del manoscritto 0186 della Biblioteca dell'Accademia delle Scienze di Torino.
Il manoscritto vaticano presenta una modestissima decorazione, limitata alla sola iniziale con pennello rosso, mentre il manoscritto conservato a Torino è più ampiamente decorato, con iniziali a motivi geometrici e vegetali, di influenza transalpina, che si stagliano contro tabelle colorate. Lo stesso porta sul recto del foglio finale di guardia un incerto disegno a penna, lasciato interrotto, che raffigura la Crocifissione, opera forse di uno dei primi lettori del manoscritto.
Questo codice contiene una serie di testi agiografici e di Miracoli della Vergine di estremo interesse per la presenza di alcuni riferimenti interni.
Molti dei santi ricordati non hanno culto in Piemonte, ma in Francia, in zone dove l'abbazia clusina aveva dipendenze e anche la raccolta dei Miracoli della Vergine, una delle più antiche conosciute (costituitasi probabilmente nel XI secolo, anche se testimoniata solo dai codici non anteriori al XII secolo) da l'impressione di essere stata scritta non lontano da San Michele: uno dei miracoli riportati sarebbe avvenuto proprio a San Michele, e un altro sarebbe riportato da un racconto attribuito a un monaco di San Michele che avrebbe assistito al miracolo a Bourges.

Da altre fonti, tardo quattrocentesche, ci giunge informazione che questo codice appartenesse all'Abbazia torinese di San Solutore e che fosse in precedenza appartenuto a un monastero femminile (per la presenza di una nota finale tracciata alla fine del XII sec. o inizio del XIII che riporta "Ego sorros Bruna").

Costanza Segre Montel, Università di Torino
Sabato 8 maggio 1993