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Categoria: I misteri della Sacra
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Dell'antica biblioteca di San Michele restano attualmente solo pochi manoscritti ed alcuni frammenti: il suo fondo librario è andato disperso e difficoltosa sembra la sua ricerca perché, a giudicare da quelli rimasti, i codici clusini non portavano scritte di possesso e neanche sono rimasti conservati inventari antichi della biblioteca (il più antico di essi è del 1621, di un anno precedente la soppressione del monastero!)
La provenienza si desume da elementi interni, ovvero da riferimenti nelle parti scritte a fatti, riti liturgici, fonti letterarie tipicamente di San Michele.

Il secolo XIII e XIV

Inizia un periodo inquieto, di controversie con vicini e sottoposti, di difficoltà economiche, di decadenza generale. Mancano del tutto testimonianze della biblioteca ed anche la scuola del monastero non pare più attiva se, come è testimoniato, due monaci sono presenti a Montpellier a studiare.
Dal XIV secolo però si verifica una certa ripresa sotto la reggenza di due grandi abati, Guglielmo di Savoia (1310-1325) e Rodolfo di Montbel (1325-1359).

All'Archivio di Stato di Torino si conservano, come copertine di fascicoli successivi, parecchi frammenti di codici liturgici, alcune pagine di una Concordanza biblica e diversi fogli di un manoscritto delle Decretali di Gregorio IX, tutte databili tra inizio e metà del XIV secolo.
Hanno decorazioni molto semplici, iniziali rosse e blu con ornati a filigrana.
Nella Biblioteca clusina, come in ogni altra biblioteca monastica, non devono però essere mai mancati testi di diritto, anche se l'interesse per questo settore è testimoniato solo più tardi.

Le presenze più importanti di questo periodo sono costituite da due manoscritti completi: un minuscolo volumetto di preghiere scritto all'inizio o prima metà del XIV sec. per uso privato di un certo Johannes, e il noto breviario in due volumi del 1315.
Entrambi sono ora conservati presso l'archivio parrocchiale di Sant'Ambrogio.
Il volumetto di preghiere ha una semplice, ma raffinata decorazione a iniziale d'oro, che si staglia contro il riquadro sagomato colorato di rosa o di azzurro, lumeggiato di bianco, di ascendenza anglosassone.
Il breviario ha una fitta serie di iniziali a pennello rosso e azzurro, con ornato a filigrana e ha una straordinaria pagina miniata, con una grande F formata da elementi vegetali e zoomorfi, che racchiude San Michele che uccide il drago. Alla base di questa immagine sta la cultura francese, presente in Piemonte alla fine del '200.

Di epoca poco più tarda del breviario sono state rintracciate parti di un graduale, decorato con iniziali a pennello rosso e blu, sempre utilizzate come copertine di fascicoli ora depositati all'Archivio Arcivescovile e alla Biblioteca del Seminario di Torino.
Furono alcune categorie di manoscritti liturgici, soprattutto graduali e messali, a subire la distruzione e il parziale riutilizzo: questa fu la conseguenza dell'unificazione del messale proposta dal Concilio di Trento. Con difficoltà si trovano graduali e messali integri, mentre più frequentemente lo sono i breviari, usati con continuità fino alla soppressione dei monasteri.

Sempre di poco posteriore al citato breviario conservato a Sant'Ambrogio doveva ritrovarsi anche una Bibbia, donata nel 1347 a San Michele dall'abate Rodolfo di Montbel: doveva rimanere in perpetuo al monastero ed invece è andata dispersa.
Nella Descrizione che ci è pervenuta si dice che fosse stata pagata 80 fiorini (un prezzo notevole, paragonato ad altri beni in metalli e pietre preziose donati in quella stessa occasione).
Potrebbe esserci una relazione e una influenza dell'arrivo di questa Bibbia, certo splendida e forse miniata, e la produzione artistica di San Michele in particolare la realizzazione della Crocefissione, oggi assai rovinata, dipinta intorno al 1350, ancora presente Rodolfo, su un muro ora esterno del Monastero.

Intorno alla metà del XIV sec. l'abbazia riprende a declinare: si erano già verificati due incendi nel 1335 e nel 1341, che avevano creato parecchi danni ai fabbricati e ai documenti e nel 1375 l'abate Pietro III venne destituito per non essere stato in grado di contenere la rovina degli edifici.
Dal 1379 l'abbazia viene poi data in commenda.

Costanza Segre Montel, Università di Torino
Sabato 8 maggio 1993