Stampa
Categoria: I monaci benedettini
Visite: 117

Definizione di monaco

La definizione migliore è data nel sec. XII da un monaco poco conosciuto, di nome Martignano: un monaco è "flos de cristiano exsortus" cioé fiore nato da un cristiano.
I monaci non appartengono al clero, anzi la clericalizzazione del monachesimo è stato uno dei mali peggiori del monachesimo.
Il monachesimo è nato nel III sec., prima ancora dell'esperienza di Antonio abate, e poi è cresciuto all'insegna della laicità. Il monaco è un laico che si unisce ad altri laici e vive la vita cristiana.

La Regola

Non esiste un vero ordine benedettino.
I dati storici ci dicono che Benedetto, muore verso il 547, nasce nel 480 e verso il 529 va a Montecassino dopo l'esperienza di Subiaco. A Montecassino da una regola composta da 73 capitoli, ma non ha nessuna intenzione di creare un istituto.
Benedetto scrive la regola per Montecassino e, probabilmente, per la dipendenza di Terracina.
Esula totalmente dalla mentalità medioevale prevedere una struttura giuridicamente organizzata. La sede della regola è Montecassino e solo lì valeva la regola.
Durante il periodo della regola di Montecassino nascono una trentina di altre regole, in Francia specialmente in Provenza, e in Italia. Sono tutte locali.
Queste durano fino all'817 quando nel regno franco Ludovico il Pio obbliga tutti i monasteri del suo regno a seguire la regola di San Benedetto.
Prima del 817 c'è il periodo detto delle regole miste: ovvero ogni monastero si organizza come vuole prendendo ispirazione da regole diverse o costruendo ex novo una propria regola.
La Novalesa quindi non può essere un monastero benedettino nato le 726 perché ancora negli anni successivi al 726 sono citate per la Novalesa almeno tre regole diverse (quella di Benedetto, quella di Colombano che viene dal Nord, e quella di Basilio che viene dalla Cappadocia).
La regola di Benedetto è una regola "larga", attenta anche ai bisogni del corpo.
A esempio il capitolo che tratta del vino inizia così: il vino non è per il monaco (dal 250 circa era vietato ai monaci di bere vino) però oggi non possiamo impedire che i monaci bevano, perciò beviamo.
Benedetto dimostra una grande apertura all'umanità e alla cultura anche del corpo.
Colombano invece è molto più rigido e per esempio dice: se per caso un monaco facendo la comunione al calice tocca con i denti il calice gli diamo 60 sferzate. Colombano aveva una regola molto severa.
Basilio è più "largo", però insiste poco sul ruolo del superiore: la comunità di Basilio si configura più come una "fraternitas" mentre Benedetto costruisce una "scholas".

Storicamente ogni monastero è sempre stato autonomo. Anche oggi.
Ogni comunità elegge il proprio abate e se lo tiene per tutta la vita, da cui il detto "semel abbas, semper abbas".
E analogamente il monaco che sceglie di entrare in un monastero resta lì per tutta la vita.
Questa regola si rivela di sostanziale differenza con altri istituti centralizzati.
In questi ultimi il Superiore Generale può disporre che un gruppo dell'ordine si distacchi per sviluppare un'attività e questi sono obbligati all'obbedienza.
Il superiore generale benedettino non può disporre. I monaci sono radicati nella propria comunità: questa è la debolezza, ma è anche la ricchezza dell'istituto benedettino.
Da un lato questo sistema non concede di realizzare grandi opere in pochi anni, ma dall'altra però crea un rapporto di fraternità all'interno della comunità simile alla famiglia, perché la comunità accoglie il monaco fino alla fine della sua vita.
Le opere costruite dai benedettini portano il segno di questo modo di vivere, il cammino di crescita è lento, ma continuo. E' stato così anche nella realizzazione delle opere qui alla Sacra di San Michele. Il monaco che sa di dover rimanere in un luogo tutta la vita cerca di migliorarlo in continuazione per sé e per i suoi confratelli più giovani.
Si dice che i luoghi più belli siano occupati dai monaci benedettini, ed è vero, ma ciò è frutto di lavoro lento e continuo: pensate alla fondazione di Nuci (Bari) degli anni '30. Ancora nel 1943 era senza acqua e senza luce e rimase così fino al '54.

Ancora oggi vi è una regola generale, ma ogni monastero è autonomo e indipendente e fissa sue regole: per esempio alla Novalesa ci si alza alle 5.30 (in un altro monastero alle 2), alla Novalesa si mangia carne bianca (in un altro monastero magro assoluto).

Dal momento della sua fondazione nel 726 Novalesa prende dalla regola di Benedetto il sistema elettivo dell'Abate e il sistema punitivo.
Dal 529 fino al 1245 l'abate viene eletto dalla comunità con voti segreti e risulta eletto non colui che viene presentato dalla maggioranza, ma dalla parte più saggia, anche se è piccola.
Nel 1215 il Concilio impone per l'elezione la maggioranza assoluta.

In genere gli appartenenti a istituti religiosi fanno tre voti: povertà, castità, obbedienza.
I monaci benedettini fanno voti diversi. Da San Benedetto in poi si fanno tre voti:

Il monaco è un buon cristiano.
La comunità è sempre isolata attraverso i secoli.

Alla Sacra ci sono influssi cluniacensi. Nel 909-910 nasce la congregazione cluniacense composta da un blocco di diversi monasteri che si pone sotto il Papa. Perché nei secoli i monaci hanno avuto paura del potere dei vescovi e quindi hanno chiesto l'esenzione e si sono assoggettati al papato.

La Commenda

La Novalesa viene affidata in Commenda nel 1439.
Sono anni di confusione nella chiesa in cui vengono eletti due-tre papi contemporaneamente.
Nel 1439 un gruppo di cardinali elegge anti-papa Amadeo VIII, che risiede a Basilea tra il 1439-1449. Il papa legittimo, Nicola IV, cerca di non dividere la cristianità in due blocchi e tratta molto bene Amedeo VIII, per altro fondatore dell'Ordine Mauriziano e primo duca di Savoia. Lo fa suo nunzio e vescovo e gli da alcuni privilegi a lui e al figlio Ludovico, secondo duca di Savoia e successore.
Nel 1451 il papa da il privilegio ai Savoia di presentare di diritto i candidati a tutti gli episcopati e tutte le abbazie. Presentare significa eleggere, perché la presentazione di un candidato viene fatta al Papa che semplicemente ratifica con una firma l'incarico.
Questo privilegio è stato la rovina dei monasteri: per sempio Novalesa nel 1451 ha come abate un francescano, confessore della duchessa o del duca.
Nel 1640 a Novalesa capita un abate commendatario Filiberto Provana di Leinì di 16 anni, e viene pure indicato "capacissimo di governare".
Anche il Concilio di Trento (durato dal 1545 al 1563 - 4 dicembre) ha parlato di tante cose, di protestanti e dogmi, mentre ha purtroppo riservato alle figure dei religiosi solo l'ultima seduta del 3 dicembre, vigilia di chiusura.
E del tema della Commenda non si è affatto parlato, perché tutti i cardinali erano coinvolti in questo sistema.
Dovevano risolvere il problema della libertà delle vocazioni e hanno invece incrementato la clausura. Hanno obbligato i monasteri femminili sotto la responsabilità dei Vescovi, mentre prima erano liberi e autonomi. Si ricordi a esempio il caso della badessa di Conversano (Bari) che dal 1266 ha il suo clero, che si avvicina a Lei con la formula del bacio del piede e Lei è dotata di pastorale e mitra (non in testa, ma sul tavolo). Nel 1809 tale monastero verrà soppresso insieme agli altri del Sud Italia da Gioacchino Murat.
La rovina del Monastero è soprattutto un declino spirituale e non una questione economica.
D'altronde nella vita ci sono momenti di crescita e di decrescita, come per la luna. E i momenti di fulgore e fervore spirituale molto spesso non coincidono con il fulgore economico.

Padre Giovanni Lunardi, abate di Novalesa
sabato 5 maggio 2001