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Categoria: I nostri itinerari
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Dislivello (massimo): m 300.
Tempo di percorrenza (soste escluse): 3 ora circa.

Quello che vi propongo è un percorso ad anello, con partenza e ritorno al colle Braida.

Come possiamo osservare dalla cartina, l’itinerario (evidenziato con la traccia più scura) collega due località del comune di Valgioie su posizioni geografiche contrapposte: la prima sul versante della valle di Susa e la seconda sul versante della val Sangone, in mezzo c’è lo spartiacque che dal colle Braida sale verso il col Bione.
Il percorso non offre particolari interessi panoramici, ma una completa immersione nella serena quiete della natura.
Il toponimo di “Presa” in queste zone può essere inteso come un’area limitata, con abitazioni rustiche, dove in tempi passati poche famiglie residenti, vivevano di pastorizia e delle poche risorse che si coltivavano in loco; tutto il loro mondo era limitato in quel sito e alle borgate vicine, è assimilabile a una piccola grangia di montagna.

Dal colle Braida, lasciata l’auto, si sale per una strada inizialmente asfaltata, posta sul versante valsusino, che nel primo tratto fiancheggia villa Tamagno (nota per essere stata proprietà della famiglia del famoso tenore torinese di fine ‘800). Si procede poi su un per corso pianeggiante e in pochi minuti si arriva a Presa di Rosa: un raggruppamento di poche case, ristrutturate per uso vacanze, circondate da prati che in tempi passati erano utilizzati per i pascoli.
Da qui, si prosegue per oltre 10 minuti fino a raggiungere un serbatoio seminterrato di raccolta acqua; a questo punto la strada si divide in più direzioni: occorre procedere verso sud-ovest, su un percorso in salita utilizzato anche dai mezzi meccanici per il trasporto legna. Poiché non ci sono indicazioni, bisogna prestare attenzione a non abbandonare il percorso principale per prendere altri sentieri che lo attraversano. Il pendio non è eccessivamente ripido, è ricoperto da una gradevole vegetazione di alti faggi che mantengono pulito il sottobosco rendendo piacevole la camminata. La quiete è assoluta, interrotta, a volte, da fruscii improvvisi di caprioli che sfrecciano snelli tra gli alberi, a debita distanza da noi, perché anche se non li abbiamo ancora visti, loro hanno già percepito la nostra presenza e si mettono in sicurezza.

Dopo circa un’ora di cammino si raggiunge la strada sterrata che sale dal colle Braida verso il col Bione e corre sullo spartiacque tra la valle di Susa e la val Sangone, in prossimità del colle Remondetto, riconoscibile dalla presenza di una bacheca con cartina e da cartelli indicatori di direzione verso Pian Aschero e altre località. Qualora si perdesse il sentiero giusto – cosa possibile perché ci sono altri sentieri che derivano da quello descritto – occorre sempre salire in direzione sud, si raggiungerà comunque la strada sterrata e da questa il colle Remondetto. A questo punto siamo sullo spartiacque, a quota m 1314, seguendo l’indicazione per Pian Aschero si scende sul versante della val Sangone, in territorio di Coazze (su un percorso segnalato per mountain bike), attraverso il bosco denominato “Ugo Campagna”, un misto di conifere, betulle e castagni. In questa zona, il pendio si fa più ripido che sul versante valsusino, occorre non lasciare mai il sentiero, che peraltro è evidente e ben segnalato.
In cinque minuti si raggiunge la fontana Biaviri, formata da un’ampia vasca che un tempo serviva per dissetare le greggi al pascolo, c’è anche una piccola area di sosta attrezzata, che si presta per il pic-nic. Nei pressi si trova, invece, un interessante pannello didattico posato da SacraNatura, che descrive le caratteristiche del bosco e del sottobosco.

Proseguendo il sentiero, in 40 minuti si raggiunge un bivio: a destra si va verso Pian Aschero e a sinistra, rientrando nel territorio di Valgioie, si raggiunge la località “Presa delle Rose”. Detta borgata, – così la definisco perché la denominazione di “Presa” mi pare le stia un po’ stretta per le sue caratteristiche – si presenta come un agglomerato di case ora abbandonate e parzialmente crollate, ma la dimensione fa pensare che un tempo risiedeva un numero significativo di abitanti. Notiamo un’architettura spontanea, suggerita dalle necessità, frutto di fatica e intraprendenza pratica, senza mezzi economici, utilizzando i materiali disponibili in natura. I muri delle case sono costruiti con pietre grezze sigillate col fango, le solette e i balconi sono in legno, lavorati a mano con attrezzi primitivi, mentre i tetti sono coperti da lose molto pesanti, che spesso sono state la causa iniziale dei crolli. Nelle foto a destra scorci di Presa delle Rose.
Adesso, risiede in questa località un unico abitante, in compagnia del suo cane. Scambia volentieri qualche parola con i rari camminatori di passaggio, dice che pur avendo la possibilità di vivere in paese preferisce la quiete e la solitudine del luogo.

A Presa delle Rose arriva anche la strada carrabile sterrata dal Colle Braida, quindi stupisce come una località ben soleggiata, gradevolmente inserita nella natura e raggiungibile con l’auto sia caduta nell’abbandono.
Percorrendo questa strada (che va poi a collegarsi con quella che sale verso il col Bione), in 40 minuti di cammino arriviamo al colle Braida. È un’escursione che impegna una mezza giornata, ma ci lascia il tempo per salire alla Sacra e portare un saluto all’Arcangelo Michele... se le nostre gambe ce lo permettono ancora!

FLAVIO M.

Articolo precedentemente pubblicato su Sacra Informa Natale 2012 (Anno 20 (19) n. 3)